« Considerate i corvi: non seminano, non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. »

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La provvidenza di un rovo

Mentre scrivo questa riflessione siamo in Agosto, in questo periodo dell’anno basta fare una passeggiata in campagna per trovare rovi infiniti carichi di more ancora poco mature ma che lo diventeranno a brevissimo.

Golose more, dolci e succose direttamente da un cespuglio di rovi, che diciamolo non è sicuramente tra le piante più belle!

Eppure, da un così semplice cespuglio, spesso infestante e considerato quasi alla stregua di un’erbaccia, nascono centinaia, migliaia di piccoli frutti, pronti per essere mangiati o per diventare una deliziosa confettura.

Proprio passeggiando lungo un sentiero tra la campagna e il fiume e ammirando la bellezza di questi rovi carichi di more, mi è venuto subito in mente il famoso passo del Vangelo sulla provvidenza nel quale Gesù esorta i suoi discepoli a non preoccuparsi troppo di ciò che mangeranno o dei vestiti che indosseranno perché il Signore sa quello di cui hanno bisogno. Leggiamo dal Vangelo di Luca:

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,22-34

Poi disse ai suoi discepoli: « Perciò vi dico: Non siate in ansia per la vostra vita di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete, poiché la vita è più del nutrimento e il corpo è più del vestito. Considerate i corvi: non seminano, non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete! E chi di voi può con la propria ansietà aggiungere alla sua statura un solo cubito? Se dunque non potete fare nemmeno ciò che è minimo, perché siete in ansia per il resto? Considerate come crescono i gigli: non faticano e non filano, eppure io vi dico che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. Ora, se Dio riveste così l’erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o gente di poca fede! Anche voi non cercate che mangerete e che berrete e non state in ansia, poiché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose, ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno sopraggiunte. Non temere, o piccolo gregge, poiché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.
Vendete i vostri beni e fatene elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro che non venga meno nei cieli, dove ladro non si accosta e tignola non guasta. Perché dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore » .

Le more, quindi, leggendo questo passo sono diventate così un simbolo, il simbolo di un frutto tanto buono che cresce proprio lungo le strade per noi che passeggiamo nel bosco, per gli uccelli e per gli insetti, gratuitamente e senza sforzo.

Fermiamoci a riflettere...

Fermiamoci, dunque, a riflettere qualche minuti: Mi rendo conto dei beni che largamente e gratuitamente il Signore mi offre ogni giorno della mia vita? Sotto forma di cibo, amicizia, amore, gioia?

Sono mai in ansia per il mio futuro, per il mio lavoro, per le spese, la casa, le bollette, l’auto, le vacanze?

 

Se ci rendiamo conto che stiamo annaspando nell’ansia dovuta alla frenesia della mondanità e della vita di tutti i giorni, al nostro lavoro, alle nostre spese, ai vestiti, le feste, un’ansia anticcipatoria spesso che non ci fa nemmeno vivrer serenamente il presente, che non ci lascia tempo per stare con la nostra famiglia perché dobbiamo lavorare un’ora in più, perché dobbiamo fare di più, sempre di più ma senza renderci soddisfatti e felici – perché si sa tutto è relativo e l’importante è essere felici -, quell’ansia che ci fa essere sempre tesi e nervosi, che ci fa scattare come una molla quando le cose non vanno come dovrebbero, che innesca liti, che fa male… forse dobbiamo fermarci un attimo, rallentare e guardare con più attenzione ciò che abbiamo intorno.

Il Signore ci ama, noi siamo suoi figli, e se ha vestito così bene i gigli che domani sono solo erba secca e ha nutrito così bene i corvi, perché dovrebbe lasciarci soli in balia di tutte queste occupazioni mondane senza darci un po’ di gioia?

Abbiamo fiducia nella provvidenza di Dio?

Le scritture ce lo dicono chiaramente: l’uomo da solo può fare poco, presto cade nelle tentazioni e poco si affida al Signore. Ma l’uomo saggio chiede consiglio e spera nel Signore perché sa che è al suo fianco.

Leggiamo solo alcuni tra i tanti passi che ce lo confermano:

Dal Salmo 81

Oh, se il mio popolo volesse ascoltarmi,
se Israele volesse camminare nelle mie vie!
Subito assoggetterei i loro nemici,
e rivolgerei la mia mano contro i loro avversari.
Quelli che odiano l’Eterno striscerebbero davanti a lui,
e la loro sorte sarebbe decisa per sempre.
Io li nutrirei del fior di frumento,
e li sazierei di miele che stilla dalla roccia.

Dal Salmo 32

Il re non si salva per un forte esercito
né il prode per il suo grande vigore.
Il cavallo non giova per la vittoria,
con tutta la sua forza non potrà salvare.
Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme,
su chi spera nella sua grazia,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

Dal Libro dei Proverbi 10,3

Il Signore non permette che il giusto soffra la fame,
ma respinge insoddisfatta l’avidità degli empi.

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